Trasforma le tue cicatrici in radici: un viaggio meditativo per guarire l'anima tra i giganti verdi. Cammina, respira, lascia andare. Ritrova la tua luce interiore attraverso il respiro della natura. Smetti di analizzare il dolore, inizia a respirarlo." Spesso i percorsi meditativi sono solo altri modi per stare chiusi nella propria testa. Qui facciamo l’opposto: usiamo il bosco come un dispositivo di 'de-codifica'. Le ferite dell'anima guariscono quando smettiamo di raccontarcele e iniziamo a sentirle nel corpo, proiettandole sulla terra, sulle rocce, sul vento. Ritrovare se stessi tra gli alberi significa spogliarsi dei ruoli sociali per riscoprire quella parte di noi che è antica, autentica e, per sua natura, già integra.
Spesso le ferite dell'anima diventano "storie" che ci raccontiamo all'infinito. In questo percorso, facciamo l'opposto: mettiamo a tacere il narratore.
Camminare su terreni irregolari costringe il cervello a uscire dal loop dei pensieri e a tornare ai sensi. Il dolore smette di essere un'idea e torna a essere una sensazione fisica che può fluire e terra-formarsi.
Nella natura la tua ferita perde la sua carica sociale. Non sei "quello ferito", sei un organismo vivente tra organismi viventi. Questa neutralità permette alla guarigione di avvenire senza lo sforzo di dover corrispondere a un'immagine di sé "sana" o "performante".
Affidare il peso alla gravità, sentire la propria vulnerabilità riflessa nella fragilità di una foglia o la propria resilienza nella durezza di una roccia. Profumi e contatto fisico agiscono sul sistema nervoso profondo (quello che conserva il trauma) molto più che sulla mente conscia.
Non cercheremo risposte: Lasceremo che il silenzio della natura ponga le domande giuste.
Non forzeremo la calma: Accoglieremo il caos interiore, lasciando che si disperda tra le fronde.
Non parleremo del passato: Useremo i sensi per radicarci in un presente dove sei già, intrinsecamente, intero.
Conduce gli incontri: life coach-naturopata Claudia Pelagi